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Spoleto e Cascate delle marmora

Spoleto è una città storica, che affonda le sue origini ben prima del dominio romano. Ma è soprattutto all’epoca repubblicana – imperiale, che sono legate molte delle rovine oggi (mal) conservate della città. La più famosa, la casa romana, risale al I secolo d.C. Accanto a questa, l’anfiteatro romano, il teatro, il ponte sanguinario, l’arco di Druso, i resti nella piazza del Mercato (una volta il foro). In realtà le preziose rovine romane sono come inglobate dalla città moderna, calpestati dai secoli successivi e dai vandali odierni.
Questo dispiace un po’ e solo l’immaginazione permette di apprezzare quale gioiello architettonico doveva essere una volta.
il duomo di spoletoDa vedere: il Duomo, cui curiosamente si accede scendendo una scalinata (a meno che non si prenda la ripida scalinata da Piazza Garibaldi) e si presenta con un’enorme facciata romanica piuttosto sobria. La parte più bella all’interno: gli splendidi affreschi di Filippo Lippi e del Pinturicchio.
Altri monumenti da visitare: la rocca con il contiguo Ponte delle Torri (impressionante la sua altezza) che serviva come acquedotto alla città, la torre dell’olio (da dove venne respinto l’assalto di Annibale con olio bollente), altre chiese e musei..

Spoleto è famosa per il festival dei due mondi: un’importante rassegna di danza e musica che si tiene ogni anno fra giugno e luglio.
Lasciando Spoleto, si può prendere verso sud est una larga strada a scorrimento veloce (quasi una superstrada) che porta verso Rieti. Deviando a un certo punto a sinistra, per Arrone si tagliano i monti che separano per la Valnerina. Il tempo di scollinare e ci si trova di fronte alla valle del fiume Nera, ricca di borghi, cittadine arroccate e meraviglie della natura. La più importante, che si vede non appena ci si affaccia sulla valle: la cascata delle Marmore.

Il salto più alto d'Europa E’ impressionante il salto: 165 metri, che infatti la pongono come la cascata più alta d’Europa.
Per avvicinarsi – sia da sotto che da sopra – si paga un biglietto. Ma è bene informarsi per tempo sugli orari di apertura, per evitare di arrivare vicino all’acqua e scoprire che non scorre più.
Si può camminare per i sentieri e si puo’ anche fare rafting (bellissimo il percorso in mezzo alle rocce, corto, ma molto suggestivo). Per i più temerari esiste anche un’originale gara: la discesa della Nera con barche autoprodotte. Non so se si tenga ancora, ma so che fino a qualche anno fa c’era questa iniziativa originale.
Alcuni amici la fecero, mi ricordo che era una gara di 11km, nel tratto da Macenano ad Arrone, organizzata dal G.S di Arrone: canotti gonfiabili singoli e doppi, gommoni e autocostruiti, composti da equipaggi di massimo 5 persone (maggiorenni) dovevano percorrere il fiume Nera in una giornata di fine luglio.

Dopo aver ammirato dal basso la cascata, evitando accuratamente le bancherelle acchiappa turisti vicine alla biglietteria (che cercano di imbrogliare i turisti distratti), si può tornare un po’ indietro nella valle, risalendo il fiume, e prendere per Piediluco, un piccolo borgo sulle sponde dell’omonimo lago. A metà lago infatti un gruppo di case, quasi sospese nel tempo, la cui unica passione sembra costituita dal canotaggio (infatti Piediluco è stata scelta come sede per il Centro Nazionale di Canotaggio).
Proseguendo la strada, dopo pochissimo è possibile deviare per accedere dall’alto alle Cascate delle Marmore, laddove il fiume Velino si getta nella Nera. Curioso scoprire che la celebre cascata non è naturale, ma artificiale, e fu realizzata addirittura da un console romano nel 271 a.C.
Per chi soffre di vertigini è da evitare il ponticino che passa a pochi metri dallo strapiombo..
Lasciata la cascata alle spalle, si riscende verso Terni, con una serie di tornanti piuttosto scoscesi (da domandarsi come fa il treno ad arrampicarsi sin lassù).

L’intero tragitto si può fare tranquillamente in una giornata, fermandosi a cena in uno degli innumerevoli ristoranti umbri, dove è obbligatorio assaggiare gli stringozzi al tartufo o ai porcini.

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