Petra e la Giordania
La Giordania è una di quelle mete che è meglio visitare con viaggio organizzato. Non che sia impossibile farlo da soli, ho conosciuto persone che hanno affittato macchine e girato da soli il deserto, e ho persino visto una coppia di tedeschi attraversare la frontiera fra Israele e Giordania con un tandem! Ma visti i tempi recenti, con il terrorismo e tutto il resto, forse è più sicuro non girare da soli.. Inoltre è comunque sconsigliabile se non altro per l’infinita fatica che ci mettereste a contrattare tutto quanto.
E poi viaggio organizzato non vuol dire per forza tour operator con 50 persone in pullman gran turismo. Può essere anche un gruppetto di 5 donne – come è capitato a me – che viaggiano su un pulmino sgangherato.
Nei tour di una settimana in Giordania in genere sono comprese alcune tappe a città storiche come Jerash (fondata da Alessandro Magno) e Madaba con i suoi splendidi mosaici. Alcune città giordane hanno reperti archeologici di origine romana, che non hanno assolutamente niente da invidiare non dico a Roma, ma a molte delle rovine sparse in Italia.
Una tappa suggestiva sono i castelli del deserto, come Azraq, in basalto nero, che fu il quartier generale di Lawrence d’Arabia durante la rivolta araba contro i turchi.
Una sosta balneare al Mar Morto (390 metri sotto il livello del mare!), che è davvero salato come dicono. Fare un bagno è assolutamente consigliato, un’esperienza divertente: è impossibile tenere le gambe giù tanto è forte la spinta del sale. Altrettanto consigliato sarebbe sfruttare le proprietà curative e di bellezza dei fanghi.
Una visita ad Amman, la capitale le cui origini risalgono al 3500 a.C, con le moschee dalle quali salgono preghiere, le case bianche e il souk tipico di tutti i paesi arabi (dove contrattare è un imperativo). Come Roma fu fondata su 7 colli, ma ora si estende su oltre 19 jebel.
E infine Petra, la capitale del regno nabateo, per cui è diventata famosa la Giordania in tutto il mondo.
Ci hanno pure girato il terzo episodio di Indiana Jones, quello con Sean Connery per intendersi.
La grande sorpresa, per alcuni delusione, che coglie chiunque arrivi a Petra, è che le famose facciate scavate nella roccia colorata, sono – contrariamente a quanto si vede nel film – vuote al loro interno. Tanto sono belle ed elaborate all’esterno, tanto scarne all’interno. Questo perchè sono per lo più tombe.
Ma andiamo con ordine. A Petra ci si arriva tramite un lungo e stretto canyon “la gola del Siq” che si può percorrere a piedi o a cavallo (forse anche in qualche altro nuovo modo tipo moto).
In genere se si sceglie il cavallo c’è un ragazzino che corre davanti o dietro per farlo andare per il verso giusto. Il canyon è lungo poco più di un 1 km ed è molto bello. Grazie a questa strettoia, in passato sorvegliata dai beduini, la città di Petra è rimasta segreta per secoli (fino al 1812).
Appena arrivati fuori dal canyon ecco lo spettacolo: Al-Khazneh detto anche il Tesoro, probabilmente il monumento più famoso e fotografato di Petra. Dichiarato Patrimonio Unesco dell’Umanità, alto 40 m e largo più di 30 m, è una tomba con una facciata che si ispira a modelli ellenici (con colonne e sculture). Il nome deriva da una leggenda che racconta di un faraone che avrebbe celato un tesoro in un’urna della facciata.
I Nabatei usarono questo monumento come tomba e come templio, come quasi tutti gli edifici presenti a Petra. Questo spiega perché al suo interno siano “vuoti”. Chi - dietro a una facciata così maestosa - si aspetta di entrare e trovarsi di fronte a una ricchezza di interni, pari alle nostre chiese, può rimanere deluso davanti a spoglie stanze con al massimo qualche altare o sedile.
In particolare proprio il “Tesoro” trae in inganno – anche a causa del film sopra citato - ed è costituito in realtà esclusivamente da questa maestosa facciata rosa.
Da questo monumento si prosegue per una strada (la “via delle facciate”) piena di tombe scavate nella pietra, le cui facciate hanno sia lo stile nabateo che assiro. Non si sa se siano state usate anche come case. Di fronte, un teatro del I sec d.C. ampliato dai Romani, per ospitare circa 7000 posti (pare che per arrivare a questa capienza i Romani non si fecero problemi ad abbattere facciate e tombe).
Dal teatro tramite una scalinata si arriva alle tombe reali sempre scavate nella roccia, su una collina. Fra le varie tombe della città da ammirare la Tomba di Seta, la Tomba del colombario con le sue tante piccole nicchie e quella del Fiorentino, una delle poche databili con certezza grazie a un’iscrizione latina (che dice che la tomba fu costruita nel 130 d.C. per Sesto Fiorentino, governatore romano della provincia d’Arabia). Interessante che un soldato romano avesse scelto per la propria tomba, lo stile nabateo.
Altri resti a Petra ci fanno capire quanto fosse un importante e florido centro commerciale: il Ninfeo, una strada colonnata pavimentata, il Tempio dei leoni alati, la porta ad arco, il tempio di Qasr Al-Bint, e altri monumenti.
La caratteristica delle tombe di Petra è la meraviglia di colori che offre la pietra nella quale sono scavate: striature di rosa, arancione, viola, marrone, giallo offrono spettacoli unici, soprattutto verso il tramonto. La sabbia rossastra sulla quale si cammina è fine, unica per i collezionisti di sabbia. Uno dei souvenir più comuni di Petra sono delle piccole bottigliette riempite di sabbia di diversi colori per creare disegni o anche il tuo nome.
Una delle emozioni più forti è quando, al tramonto, si lascia la città a dorso di cammello o cavallo e girandosi un’ultima volta verso Petra e la si deve risplendere di luce rossastra. Non a caso Petra è chiamata anche la città rosa.
Tags: Mare inverno, mediterraneo, resti romani
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